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Ed ora ad Amatrice

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Amatrice, in provincia di Rieti, insieme ad altri piccoli paesi limitrofi, viene quasi rasa al suolo da un violento terremoto di magnitudo 6.3 della  scala Richter . 299  morti e  388  feriti. Migliaia di persone, da quella notte, non hanno più avuto una casa, ma neanche una notte tranquilla. La paura non è passata e credo non passerà mai: ad ogni minimo rumore salti, ad ogni persona che alza la voce hai un attacco di panico, guardi tutti gli edifici nei quali devi entrare e se non pensi che siano sicuri non entri. Convivi con l’ansia. Monica ha 47 anni, una figlia e lavorava all’ospedale di Amatrice come OSS mentre oggi il suo turno lo passa in un ambulatorio provvisorio. Ogni giorno percorre 185Km dall’hotel di San Benedetto del Tronto dove è alloggiata provvisoriamente fino a quando non gli daranno un SAE . Dovrebbero darne 500 ma per ora sono state date 25 e gli occupanti sono stati estratti a sorte in una cinica riffa. Alcune convenzioni tr...

Parlarsi con il cuore

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Il rituale dei khorovats, gli spiedini di carne, in Armenia è quasi sacro. Comincia il giorno prima, quando si compra la carne nella giusta quantità e dalla soffitta vengono tirati fuori gli spiedi di ferro lavorato. Il capo famiglia li pulisce con il fuoco e l’alcool ed è solo lui che taglia la carne che mette a marinare con aceto ed erbe. Non è un rituale di tutti i giorni perchè in quelle che sono state le repubbliche russe, oramai è un lusso che non sempre possono permettersi. Ecco perchè i khorovatse vengono preparati solo in determinate occasioni ma anche per eventi ritenuti eccezionali. Ed a Spitak, quel giorno, l’evento è eccezionale: una troupe televisiva italia è lì per ricordare che il 7 dicembre 1988 una forza pari a 10 bombe di Hiroshima si é sviluppata sotto quella terra al nord dell’Armenia: 30 secondi di terrore con scosse fino a 10 gradi della scala Richter: 25.000 persone morte e 140.000 restate ferite o invalide. Ancora oggi, nella valle, si vedono le ...

Ridi in faccia al c...

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Ero in ufficio quella mattina. Il terremoto c’era stato da poche ore, le vittime cominciavano ad essere estratte ed il destino di molte già si delineava. C’era morte, sofferenza, tragedia, ma anche solidarietà, fratellanza, aiuto reciproco. Guardavo le agenzie, leggevo le notizie, chiamavo i miei parenti a Rieti, speravo che la conta delle vittime si fermasse e pochi elementi e non che continuasse. E poi vidi questa foto… Questo bambino era orfano, i genitori erano morti e se un Dio esisteva (perché in questi momenti te lo chiedi) aveva spinto questa creatura in un tunnel di solitudine. Non ci pensai troppo a lungo, chiamai mia moglie e le dissi che volevo adottare questa piccola creatura. La risposta fu subito positiva: provai a chiamare la Questura, la Croce Rossa, il tribunale dei minori. Rinunciai perché era impossibile. Il tempo passa, intervisto  Monica , ripenso alle tante giornate passate in quei posti da ragazzino. Ascolto le parole dei politici, i ri...